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Froome chiede fair play (di nuovo): “Attaccato mentre mangiavo”

Questa storia del fair play nel ciclismo mi ha un po’ stufato: le corse sono fatte – anche – di imprevisti, ma se ogni volta che ne capita uno tutto si deve fermare tanto vale non disputarle neppure.

Pensa se Pantani avesse avuto fair play con Jan Ullrich andato in crisi di fame sul Col du Galibier: ci saremmo persi una delle imprese più spettacolari (e universalmente riconosciute come tali) del ciclismo recente..

Chris Froome dev’essere nervoso. Forse ha capito che non è in forma smagliante, che i rivali quest’anno sono più vicini che mai, che davvero il Tour de France 2017 può sfuggirgli di mano da un momento all’altro, e attacca.

Ma non attacca azionando il suo ormai celeberrimo frullino, bensì a parole e con i gesti: lo abbiamo visto spingere Aru contro uno spettatore dopo che questo lo aveva attaccato nel momento di una noia meccanica..

..Ora, grazie a La Gazzetta dello Sport, scopriamo che dopo il traguardo di Romans-sur-Isère e i ventagli che hanno reso più scoppiettante una giornata che sulla carta doveva essere di semplice trasferimento e adatta ai velocisti no: a Froome non stava bene neppure il momento in cui è partito il ventaglio.

La Trek-Segafredo ha cominciato a crearlo mentre stavo mangiando

ha spiegato Froome, senza nascondere una certa stizza.

A proposito: il ventaglio funziona così

Chissà, forse il britannico si immagina di poter intervenire anche sugli eventi, atmosferici questa volta, chiedendo che si verifichino solo quando lui è a posto di stomaco, idratato, pettinato bene e vestito di fresco.

Il ciclismo è già stato anestetizzato dalla specializzazione estrema, con corridori che si preparano per una sola corsa nell’arco di tutta la stagione con l’obiettivo di fare il colpaccio – e Froome è un esempio di questo nuovo modo di interpretare la stagione.

Se ora deve diventare qualcosa di ancora più asettico, in cui si corre solo quando la temperatura è gradevole, la pioggia assente e l’imprevisto si può verificare a patto che abbia ottenuto il consenso del re, beh: il rischio è che per tanti appassionati cominci a diventare molto meno interessante.

Che non ci si lamenti, poi, quando gli ingaggi rifletteranno il reale valore di un prodotto televisivo così trasformato.

Tu cosa ne pensi?

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