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Adriano Malori, fine della corsa. “Ma resto nel ciclismo”

La carriera di Adriano Malori è finita qui:

Tour de San Luis 2016, Argentina: il vice-campione del mondo a cronometro (di Richmond 2015) sta tirando il gruppo, primo nella fila degli uomini Movistar, quando cede di schianto, cade e viene travolto da tanti di quelli che lo seguivano.

Probabilmente non sapremo mai com’è andata per davvero: c’è chi ha parlato di una buca o di una “ruga” nell’asfalto che lo ha tradito, chi – guardando le immagini -ha ipotizzato una perdita di conoscenza precedente alla caduta, chi infine ha tirato fuori anche l’ipotesi di un colpo di sonno da Tramadol, sostanza di cui diversi ciclisti abusano per riuscire a riposare e recuperare dalle fatiche della corsa.

Al di là delle motivazioni, restano l’urto violento, le fratture multiple, il coma indotto, un recupero lunghissimo che ha visto Adriano Malori dover imparare da capo a fare tutto; infine il ritorno in sella e in gruppo.

La nuova caduta, con nuova frattura della clavicola, rimediata alla Milano-Torino 2016, resterà l’ultima istantanea di Adriano Malori da atleta: lunedì 10 luglio, in occasione del 1° giorno di riposo del Tour de France 2017, durante la conferenza stampa del team Movistar c’era anche lui nonostante non partecipasse alla Boucle per annunciare il ritiro:

“Alla Volta ao Alentejo sono riuscito a correre solo 80 km, alla Vuelta Ciclista a Castilla y León 30: provare a tornare a correre era l’unico modo per sapere se avrei potuto continuare a essere un ciclista, e ho capito che riesco a pedalare perfettamente ma le gare ormai non fanno più per me“.

Adriano Malori lascia le corse a soli 29 anni, ma non il ciclismo:

“Il mio recupero è stato impressionante, e non sono io a dirlo ma i medici che mi hanno seguito; ma non è bastato. Da un mese, grazie alla Federazione Ciclistica Italiana, sto seguendo il corso per tecnici e sarà quello il futuro di quello che mi piace chiamare Adriano 2.0″.

Tra le possibili strade che permetteranno a Malori di rimanere nel mondo del ciclismo c’è proprio un ruolo in Federazione.

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