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EPO, un doping senza effetti sulle prestazioni

E così uno studio pubblicato su The Lancet Haematology journal può riscrivere la storia recente del ciclismo – e magari segnare alcuni capitoli di quella futura..

EPO non serve a niente, almeno dal punto di vista dell’incremento delle prestazioni agonistiche per gli sportivi: è questo il risultato a cui è arrivato un team di ricercatori che ha testato 48 ciclisti non professionisti suddividendoli in due gruppi.

Da una parte quelli curati a EPO, con otto iniezioni settimanali; dall’altra un gruppo cui non è stato somministrato nulla. Entrambe le squadre hanno affrontato le stesse prove (tra cui la salita di 21 km al Mont Ventoux dopo 110 di saliscendi intorno alla mitica montagna calva del Tour de France), e gli atleti “curati” non hanno evidenziato particolari vantaggi dall’assunzione di eritropoietina sintetica.

Questo, naturalmente, dal punto di vista agonistico: EPO infatti è un medicinale che viene utilizzato (come si può leggere su Wikipedia)

per curare le anemie in pazienti affetti da malattie renali o da malattie del sangue, o per permettere un recupero più veloce dopo la somministrazione di chemioterapia nei pazienti affetti da cancro. In studi recenti è stato osservato un ruolo neuroprotettivo di EPO come agente antinfiammatorio“.

Per generazioni e generazioni (diciamo a partire dagli anni ’80 fino a oggi) di preparatori e atleti si è ritenuto che, aumentando il trasporto di ossigeno ai tessuti, EPO potesse avere effetti prodigiosi anche sulle prestazioni sportive, ma a quanto pare questo recente studio sconfessa una convinzione che era data per acquisita.

Quindi i ciclisti che hanno assunto EPO finora sono verginelle che non hanno barato? No: EPO era ed è nell’elenco delle sostanze considerate dopanti, chi lo ha assunto ed è stato “beccato” è comunque giusto che sia stato squalificato.

Quindi chi ha assunto EPO era comunque un campione più forte di tutti gli altri, visto che primeggiava grazie a una sostanza che – è stato dimostrato – non ha effetti sulle prestazioni? No, o almeno nì: un “trattamento” che si rispetti, come hanno raccontato tanti ex ciclisti pentiti, non si limitava all’assunzione di EPO in tutte le sue forme (come CERA, l’EPO ricombinante di quarta generazione), bensì prevedeva anche l’abuso di integratori, ormoni, eccetera eccetera.

L’unica certezza sembra essere l’esistenza di ragazzi disposti a scendere a compromessi, come trasformarsi il sangue in melassa densissima e pericolosissima (per il rischio di trombosi), pur di primeggiare; e di una generazione di medici che li ha usati come cavie, sfruttando il loro desiderio di affermazione “costi quel che costi”, per sperimentare gli effetti di potentissimi cocktail di medicinali sull’organismo umano – senza trascurare il ruolo della criminalità nel traffico delle sostanze proibite.

In ogni caso, insomma, resta una bruttissima storia.

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