Netflix, Icarus e il ciclismo colpevole (o nel mirino?)

Dal 4 agosto su Netflix è disponibile Icarus, un film-documentario che segue le peripezie di un ciclista amatoriale di buon livello disposto a tutto (ossia a seguire un “programma”) pur di vincere il Tour de France dei non professionisti, la Haute Route.

Se ne parla come di un film sul ciclismo, che in effetti c’entra, ma lo è solo in una prima parte: a un certo punto Bryan Fogel, il regista nonché protagonista nonché “beneficiario” del programma di doping, entra in contatto con un medico russo che sa come taroccare i test: per forza, lo fa da anni per la sua nazione!

Ne risulta un documentario a metà tra l’interessante, lo sconvolgente e il grottesco (la pronuncia finto-russa del doppiatore), così incredibile che non sembra neppure vero.

Ecco il suo limite, almeno secondo me.

Perché se è vero che i fatti documentati sono realmente accaduti, sembra surreale siano successi proprio così mentre uno stava cercando di capire, telecamera al seguito, come si fa a barare. Potrà mai essere?

Netflix comunque ci crede: ha pagato i diritti di ritrasmissione la bellezza di 5 milioni di dollari :O

Se avete l’abbonamento, e siete appassionati di ciclismo (e avete due ore di tempo da spendere) dategli una chance e condividete con noi le vostre sensazioni.

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