Motori nelle ruote delle bici, i tablet UCI non sono efficaci: e ora?

Primavera 2016: l’Unione Ciclistica Internazionale presenta il progetto con cui ritiene di poter sconfiggere il doping tecnologico nel ciclismo, ossia le bici col motore (da qualche parte).

Si tratta di un tablet, un iPad (3) “opportunamente modificato e in grado di rilevare la presenza di motori nel telaio”. Bene, bravissimi.

France 2 e Il Corriere della Sera non ci credono troppo, e io neppure (ma sicuro: non siamo i soli): al di là di raccontare che funziona, UCI mica spiega “come”.

Allora France 2 (e Il Corriere, e l’emittente tedesca ARD che da sempre è in prima linea nelle indagini antidoping) decidono di volerci vedere più chiaro e di recuperare un paio di questi famosi tablet per capire come sono fatti.

Un magnete da frigorifero nella scocca e una comune app che si scarica dallo Store: ecco il sistema “perfetto” cui si affida l’UCI.

Sticazzi!

Così perfetto che con un vecchio motorino (uno di quelli che si infilano nel tubo della bici) abbondano i falsi positivi; con una ruota elettromagnetica, invece, il tablet tace: non riesce nemmeno a vederla!

Ma UCI si vanta di aver fatto 40.000 controlli, 4.000 solo all’ultimo Tour de France.

Durata media? 12″. Manco il tempo di capire, o di verificare i falsi positivi.

Poi una positività l’hanno trovata, agli albori: ne avevamo parlato anche noi..

No ragazzi: così non può bastare. Perché i ciclisti saranno anche tutti puliti, oltreché nel sangue anche nel telaio delle loro bici e nelle ruote, ma sistemi così inefficaci non possono certo rappresentare un antidoto su cui il pubblico può fare affidamento.

E quando il controllore è meno credibile rispetto al controllato, il sospetto che qualcosa di poco pulito ci sia non scompare, si alimenta!

 

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