chris froome

Doping, Froome positivo alla Vuelta. Beh, dov’è la notizia?

Se facessimo un sondaggio per sapere quanti hanno goduto (goduto davvero, intimamente) nel leggere questa notizia_

_probabilmente il contatore esploderebbe.

Del resto Chris Froome non si è mai speso troppo per farsi amare..

In Italia poi, dove il livore nei confronti di chi riesce (in qualcosa, qualsiasi) è sempre al livello di guardia in molti, l’odio nei confronti di Chris Froome raggiunge l’apice, anche perché – secondo sgarbo – il “nostro” non ha mai partecipato al Giro d’Italia.

Avrebbe potuto rimediare nel 2018, e ancora non è detta l’ultima, ma la notizia è che essendo stato trovato positivo al salbutamolo, Chris Froome è fondamentalmente un dopato e quindi un ciclista che può incorrere in una squalifica, perdere le vittorie passate e rinunciare ai possibili trionfi futuri, almeno per qualche mese (3? 9? 12? Le illazioni si sprecano).

 

E’ divertente assistere allo stupore delle testate che raccontano la notizia, che è tale solo fino a un certo punto: che Froome sia un asmatico (dichiarato) si sa, da anni; che in passato abbia fatto ricorso a farmaci più o meno potenti per arginare il fenomeno, pure.

Ci sono anche dei video di lui che si spruzza in corsa!

Che il salbutamolo non abbia effetti sulle prestazioni possono dirlo solo le autorità che regolano lo sport: basta usarlo per percepire la differenza! Ma capisco che tagliare fuori tutti gli atleti asmatici (o considerati tali) significherebbe togliere dei modelli e una speranza a tutti quelli che, come me, ogni tanto han bisogno della pompetta magica del Ventolin per riuscire a respirare.

Un problema, comunque, si pone, se Dave Brailsford (il gran visir de toeucc ul team Sky) è arrivato a considerare anche l’uso dei medicinali consentiti come uno dei tanti strumenti disponibili (anzi, necessari) per raggiungere il top delle prestazioni attraverso l’attuazione della teoria dei guadagni marginali.

Atleti sempre al massimo con l’aiutino di quei medicinali indispensabili per mantenere la forma, evitare malattie o curarle tempo zero, prevenire situazioni di difficoltà, etc.

Beh: atleti come questi possono ancora essere considerati sportivi? E sport gestiti così possono ancora essere considerati credibili?

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