Inseguimento a squadre pista Tokyo 2020: Danimarca sotto inchiesta per i tape

Il quartetto della Danimarca è – nel momento in cui scrivo – il favorito per l’oro e ha ottenuto il miglior tempo nelle eliminatorie dell’inseguimento a squadre maschile alle Olimpiadi.

Però c’è un’indagine in corso sull’uso spregiudicato dei tape muscolari da parte dei suoi atleti, con rischio multa e divieto di utilizzo nelle prossime gare.

La vicenda

Tutto nasce da un tweet di Chris Boardman, campione olimpico nell’inseguimento a Barcellona 1992 e più volte detentore del record dell’ora

In effetti non si vede al primo colpo, ma osservando meglio (anche la foto sopra) si nota che tutti i ciclisti hanno un adesivo sulle tibie.

Il vantaggio aerodinamico

Sebbene i tape muscolari siano usati da anni senza problemi, nel ciclismo come in altri sport, l’impiego in questa particolare situazione ha destato più di un borbottio allo Izu Velodrome.

In pista le gare si giocano sul filo dei centesimi di secondo e qualsiasi accorgimento in grado di garantire un vantaggio finisce necessariamente sotto la lente d’ingrandimento, innanzitutto tra gli avversari e poi – eventualmente – della giuria.

Io non ho studiato la dinamica dei fluidi, ma qualcuno che lo ha fatto c’è e tra questi c’è anche chi si è preso la briga di spiegare come il tape può influire sulle prestazioni con un disegnino.

Le conseguenze

Boardman non è per la “caccia alle streghe”, anzi spiega con un tweet successivo

Ed è probabilmente proprio appellandosi a questo passaggio che oggi, a poche ore dalle finali, CIO e UCI sembrano intenzionate – a sentire i rumors che provengono dal velodromo olimpico – a bandire l’uso dei tape muscolari sulle tibie e a sanzionare la Danimarca con una multa.

Per saperne di più sul ciclismo su pista alle Olimpiadi, vai all’approfondimento dedicato.

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