Italiani a La Vuelta 2021: ecco come vanno tappa dopo tappa

15 su 184: tanti sono gli italiani a La Vuelta 2021, per un contingente che rappresenta l’8,15% dei partecipanti.

Chi sono gli italiani a La Vuelta 2021

C’è chi sperimenta per la prima volta i gradi di capitano unico (Ciccone), chi prepara il Mondiale (Trentin).

Poi c’è chi vuole capire dove può arrivare “da grande” (Bagioli), chi fa il gregario di lusso con un occhio alla classifica generale (Caruso), persino chi è arrivato al passo d’addio (Aru).

In mezzo una platea di gregari, tutti da seguire nella corsa a tappe più dura e imprevedibile della stagione. Vediamo insieme come se la cavano gli italiani a La Vuelta 2021, tappa dopo tappa.

Extra: anche se non è italiano ma svizzero, segnaliamo la lodevole iniziativa di Gino Mäder che si è impegnato a donare 1 € per ogni ciclista che si metterà alle spalle in ogni tappa. La destinazione della donazione sarà un’associazione ambientalista – da individuare insieme ai suoi follower

Seguiamo insieme a lui la raccolta:

  1. meglio di 153 atleti
  2. meglio di 129 – totale 282 euro
  3. arrivando 16esimo se ne è messi alle spalle 168, totale 450 euro
  4. 23esimo nello sprint finale per tenersi alla larga dai pericoli, fa meglio di 159 corridori: già 609 euro nel salvadanaio
  5. 127 corridori alle spalle
  6. Mader più veloce di 133 rivali
  7. sono ben 154 i ciclisti che lo svizzero si è messo alle spalle, il totale della raccolta schizza a 1.023 euro
  8. lontano dai pericoli, se ne mette alle spalle 148. Totale 1.171 euro
  9. chiudendo ottimo 7° si mette dietro 168 avversari: la donazione cresce, 1.338 euro!
  10. “solo” 130 battuti a causa della fuga di giornata
  11. 159 alle spalle nella giornata, siamo a 1.627 euro!
  12. meglio di 140 avversari
  13. nella volata conclusiva si lascia sfilare, 136 i ciclisti alle sue spalle
  14. va via una fuga, 15 resistono ma tra i big non sfigura: chiude mettendosi dietro 142 rivali, il totale delle donazioni raggiunge 2.045 euro

16° tappa – Laredo > Santa Cruz de Bezana, 180 km

Nel giorno del compleanno di Salvatore Puccio, in una tappa insignificante dal punto di vista altimetrico la pattuglia degli italiani a La Vuelta 2021 perde la sua vedette.

Coinvolto in una caduta nelle prime fasi di gara, dopo soli 7 km, Giulio Ciccone si ritira per le contusioni e un taglio al ginocchio quando era 16° in classifica generale.

Nel frattempo i velocisti italiani a La Vuelta 2021 si comportano ancora una volta molto bene: nell’ennesimo successo di Jakobsen, Trentin chiude 3°, Dainese 5°, Minali 8°.

Qui la pagina con la classifica di giornata

15° tappa – Navalmoral de la Mata > El Barraco, 198 km

Un buon Ciccone – quinto – regola il gruppo dei big, arrivato a 2′ 57″. Il secondo degli italiani di giornata è Petilli, 31esimo a 3′ 57″.

Per la classifica completa, ecco il rimando al link dedicato.

14° tappa – Don Benito > Pico Villuercas, 166 km

Va via una fuga da lontano senza italiani a la Vuelta 2021, in una giornata segnata da tanta salita dentro al weekend che potrebbe dare una fisionomia ben definita alla classifica e a tutta la corsa.

Migliore dei nostri Giulio Ciccone, 25° a 10′ 45″ dal vincitore Romain Bardet ma a 20″ soltanto dal migliore dei big (Miguel Angel Lopez) e dopo aver tentato un allungo deciso nelle fasi conclusive.

Delusione per Damiano Caruso, costretto a lavorare per il suo capitano Haig e spogliato della maglia a pois proprio dal vincitore di giornata, che facendo 23 punti riscrive completamente questa particolare classifica.

I risultati parziali si trovano tutti qui

13° tappa – Belmez > Villanueva de la Serena, 204 km

Un’altra beffa per gli italiani a la Vuelta 2021, Matteo Trentin 2° e Alberto Dainese 3° in una volata ristretta vinta da Senechal. Appena fuori dai 10 Sacha Modolo 13° e Riccardo Minali, 14°

La classifica completa, senza aggiornamenti dopo questa tappa di pianura, è disponibile nella pagina dedicata.

12° tappa – Jaén > Córdoba, 175 km

Tris nei primi 10 di tappa per gli italiani a la Vuelta 2021, con Bagioli 2° e beffato solo allo sprint da Cort-Nielsen, Matteo Trentin 4° e Gianluca Brambilla 9°.

Il resto della classifica è disponibile qui, senza grandi sorprese.

11° tappa – Antequera > Valdepeñas de Jaén, 134 km

Sulla breve rampa finale Giulio Ciccone cede altri 23″ chiudendo al 17° posto dal vincitore, Primoz Roglic.

Caruso a 2′ 01″ termina 34° guadagnando però 3 punti che lo consolidano leader della classifica degli scalatori (maglia a pois blu) con 31 punti contro i 22 di Romain Bardet, suo primo inseguitore.

Giornata no per Aru, che chiude a 11′ 07″ – con il gruppetto dei velocisti – e abbandona ogni velleità di fare classifica pagando i postumi dei problemi di stomaco che lo hanno afflitto nel fine settimana.

A questo proposito, ora il migliore degli italiani a La Vuelta 2021 è Giulio Ciccone con 6′ 22″ di ritardo, ormai fuori dai giochi.

10° tappa – Roquetas de Mar > Rincón de la Victoria, 189 km

Una fuga di 31 uomini riscrive la classifica generale. Ne fanno parte Bagioli, Benedetti e Trentin, che chiude 13esimo a 1′ 32″ dal vincitore (Storer, al secondo successo) ed è il migliore degli italiani a La Vuelta di giornata.

Bagioli chiude 18° a 3′ 02″, Benedetti 24° a 5′ 17″ (e per la prima volta viene indicato con la bandiera della Polonia, dato che per matrimonio ha il doppio passaporto).

Per il resto dell’ordine d’arrivo, che vede Aru 45° a 37″ dalla vecchia maglia rossa, Roglic, e Ciccone cedere addirittura 1′ 04″, rimandiamo alla pagina dedicata.

9° tappa – Puerto Lumbreras > Alto de Velefique, 188 km

È il giorno di Damiano Caruso, che corona come meglio non potrebbe una cavalcata solitaria lunga 70 km con un menù zeppo di salite, anche dure. Complimenti al ragusano, primo nella stagione a vincere una tappa in due differenti Grandi Giri.

Alle sue spalle si è giocata la partita della classifica generale, con Primoz Roglic in grande controllo ed Enric Mas unico a riuscire a contrastarlo. Naufraga Egan Bernal, che arriva 9° alle spalle di Giulio Ciccone a 2′ 10″.

Proprio l’abruzzese, che sembrava dover pagare pesantemente all’esordio della salita finale, recupera terreno negli ultimi chilometri e ora comanda la pattuglia degli italiani a La Vuelta 2021 con il suo 7° posto in classifica generale a 2′ 39″ dalla maglia rossa.

Più dura per Fabio Aru, 16° di tappa a 3′ 48″ e ora 14° nella generale a 4′ 36″, proprio davanti a Damiano Caruso.

Per tutti i risultati della tappa, ecco la pagina dedicata.

Altro ritiro tricolore nella giornata di oggi, tocca a Jacopo Guarnieri mettere il piede a terra:

8° tappa – Santa Pola > La Manga del Mar Menor, 188 km

Manca ancora il successo per gli italiani a La Vuelta 2021, ma ci va vicino Alberto Dainese che – nella volata conclusiva di una tappa di sabato davvero semplice e anonima – viene beffato solo da Fabio Jakobsen.

Meno bene del solito Riccardo Minali, 12° dopo una serie di piazzamenti nella top 10.

Il fatto che si stacchino solo Bagioli (117° a 30″), Puccio e Nibali (che chiudono con un ritardo di poco inferiore ai 3′) è piuttosto indicativo di una giornata davvero tranquilla, quasi ai limiti della noia.

Nella pagina dedicata, tutti i piazzamenti.

Intanto si assottiglia la pattuglia degli italiani a La Vuelta 2021: a causa di una borsite al ginocchio, conseguenza della caduta in cui è rimasto coinvolto nella quinta tappa, Davide Cimolai si ritira.

7° tappa – Gandia > Balcon de Alicante, 152 km

Nella frazione, segnata dalla stupida caduta di Valverde – buttato giù da una buca nell’asfalto e fratturatosi la clavicola –

va in porto (parte di) una enorme fuga che ha avuto un’anima italiana con Matteo Trentin, molto generoso nel fare il ritmo e infine esausto 77° al traguardo a 24’13”.

Il meglio piazzato di giornata a La Vuelta tra gli italiani è Simone Petilli, 13° a 2′ 53″, mentre tra i big (regolati da Adam Yates a 3′ 33″) Ciccone e Aru – rispettivamente 24° e 25° – perdono altri 30″.

Il resto della classifica di una tappa in cui tutti arrivano sparpagliati è disponibile nella pagina dedicata del sito ufficiale.

In classifica generale, i migliori tra gli italiani sono Ciccone 11° a 1′ 28″ e Aru 13° a 1′ 47″

6° tappa – Requena > Alto de la Montana, 158 km

Dopo un inizio molto veloce una fuga va via a poco più di 100 km dal traguardo, con il gruppo che si rialza.

Ai -30 la corsa si riaccende a causa del vento laterale, con dei ventagli che sparpagliano il gruppo, ma quando la strada gira la frattura si ricompone: Ciccone, che era rimasto “nella rete”, si salva.

Il finale è una rimonta forsennata dei big con Roglic (2°) che stacca tutti i rivali, ma non Bagioli 3° a 2″ soltanto: peccato che il giovanissimo lombardo sia uscito di classifica, la stoffa c’è.

Ciccone 12° a 25″ e Aru 16° a 27″ pagano un buco nel finale e l’esplosività degli ultimi 2 km.

Gli altri, alle prese con il gregariato e distanti: Caruso 81° a 5′ 12″, Dainese 93° a 6′ 31″, Brambilla 100° (ormai un’abitudine 😀 ) a 7’43”, Benedetti 106° a 8′ 24″, Trentin 110° a 8′ 36″, Petilli e Milani fanno il trenino a 9′ 35″ (124°), Guarnieri 139° a 9′ 51″, Puccio 156° a 12′ 53″, Nibali chiude 176° a 13′ 05″, Modolo 177° a 14′ 03″ e Cimolai 178° a 14′ 09″.

5° tappa – Tarancon > Albacete, 184 km

Italiani protagonisti dello sprint finale a La Vuelta mercoledì 18 agosto: 3° Dainese, 8° Minali.

Caruso si tiene lontano dai pericolo (20°), poi: Guarnieri 30°, Modolo 33°, Ciccone 48°, Aru 62°, Brambilla 83°, Nibali 97°.

Leggermente staccati in conseguenza di una brutta caduta che ha condizionato le fasi finali della corsa

a 36 secondi arrivano Benedetti 100°, Puccio 103°, Bagioli 104°.

Petilli chiude a 2′ 21″ al 127° posto, Trentin 159° a 8′ 30″ insieme a Cimolai (165°).

4° tappa – El Burgo de Osma > Molina de Aragón, 164 km

Vince Fabio Jakobsen. QUEL Fabio Jakobsen, che al Giro di Polonia 2020 ha seriamente rischiato di perdere la vita in volata

Per cui, come dice Chad Haga:

E gli italiani si comportano bene, nella volata generale che è l’unica cosa da segnalare della giornata: Dainese 4°, Trentin 8°, Minali 10° allo sprint.

Ciccone si tiene alla larga dai pericoli chiudendo 28esimo, Cimolai-Modolo-Aru fanno il trenino (53, 54 e 56esimo), Caruso è 60esimo.

Bagioli 71°, Guarnieri 89°, Brambilla 108°, Benedetti 148esimo, Petilli 153°, Nibali 155°, Puccio 159°, comunque tutti con lo stesso tempo del vincitore anche nonostante una caduta, avvenuta nella zona di neutralizzazione dei -3 km dal traguardo.

3° tappa – Santo Domingo de Silos > Espinosa de los Monteros / Picón Blanco, 203 km

C’è subito il primo arrivo in salita, salita vera, e Giulio Ciccone chiude 10° con i migliori a 1′ 48″ da Rein Taaramae, tra i fuggitivi di giornata che riesce a coronare con un trionfo – e la maglia rossa di leader – la propria azione.

Bene Fabio Aru, 13° a 1′ 55″, mentre Damiano Caruso paga il gregariato con il 27° posto a 2′ 17″.

Gianluca Brambilla è 47esimo a 3′ 27″, Simone Petilli 65° a 4′ 47″, Antonio Nibali non naufraga e chiude 68esimo a 5’54”, insieme a un Andrea Bagioli che perde le ruote a poco più di 3 km dal traguardo: troppo brutale, per lui, l’ascesa conclusiva e anche la maglia di miglior giovane se ne va (sulle spalle di Egan Bernal, mica paglia).

Cesare Benedetti arriva 93° a 10′ 08″, mentre Salvatore Puccio si vede poco in testa e molla presto, chiudendo 133° a 14′ 57″.

Sacha Modolo 150° a 16′ 14″, ancora più indietro un Matteo Trentin che dopo aver lavorato a inizio salita si fa sfilare e arriva a 18′ 38″, 156esimo.

Nel gruppetto a 21′ 53″ Cimolai, Guarnieri e Minali, rispettivamente 165°, 166° e 167°. Stesso tempo per Alberto Dainese, 172esimo e ultimo degli italiani oggi.

2° tappa – Caleruega > Burgos, 167 km

Un buon Riccardo Minali coglie il piazzamento nella top 10 allo sprint: ottavo!

Anche Alberto Dainese può dirsi soddisfatto del suo 12esimo posto. Lavoro oscuro per Matteo Trentin, nel treno di Molano (poi quarto) e 20esimo all’arrivo.

Giulio Ciccone (23°), Andrea Bagioli (36°), Fabio Aru (49°), Cesare Benedetti (52°) e Damiano Caruso (62°) chiudono nel gruppo dei migliori, con lo stesso tempo del vincitore (per la cronaca, Jasper Philipsen).

Jacopo Guarnieri (78°) e Davide Cimolai (80°), Gianluca Brambilla (88°), Sacha Modolo (100°), Simone Petilli (116°) e Antonio Nibali (123°) si sfilano nel finale, arrivando a 38″ di ritardo.

Salvatore Puccio chiude 161esimo a 2′ 35″.

1° tappa – Burgos. Catedral VIII Centenario 2021 > Catedral – cronometro individuale, 7,1 km

Facciamola molto facile

  • 7° Bagioli: inizio scintillante, ha solo 12″ di ritardo
  • 22° Caruso: già lì
  • 39° Trentin
  • 44° Ciccone: mai stato un drago a crono, paga 27″ (quasi 2 al km)
  • 81° Aru: finalmente felice, they say
  • 82° Dainese
  • 86° Puccio
  • 104° Petilli
  • 123° Brambilla
  • 126° Benedetti
  • 136° Guarnieri
  • 166° Minali
  • 172° Antonio Nibali
  • 176° Cimolai
  • 177° Modolo

Come funziona il Giro d’Italia? Regole e storia

Per chi si avvicina al ciclismo, al pari dei ruoli dei ciclisti in corsa o di cos’è e come si fa un ventaglio anche capire come funziona il Giro d’Italia non è scontato come potrebbe sembrare invece agli appassionati.

Cerchiamo qualche risposta facile e veloce a questa, legittima curiosità.

Una corsa a tappe

Il Giro d’Italia è una corsa a tappe. Di più: la sua lunga tradizione – prima edizione 1909 – lo ha portato a essere classificato come Grande Giro.

I Grandi Giri sono 3: completano la rosa il Tour de France e la Vuelta a Espana.

Questi si corrono su 21 tappe, salvo casi eccezionali come la Vuelta 2020 che è stata accorciata causa pandemia.

Le altre corse a tappe del mondo sono tutte più corte, con durate in genere tra i 3 e gli 8 giorni.

Classifica di tappa e ruolo degli abbuoni

Al termine di ogni tappa viene stilata una classifica parziale, basata sul tempo che ciascun ciclista ha impiegato per correrla.

Questa classifica può essere modificata dagli abbuoni, bonus (in secondi) riconosciuti per i piazzamenti ottenuti all’arrivo o nei traguardi volanti.

In genere chi finisce una tappa per primo guadagna 8 o 10 secondi di abbuono, il secondo e il terzo classificato qualcosa meno a scalare.

Alcune gare riconoscono un abbuono anche per i traguardi parziali all’interno della tappa o per i GPM (acronimo di Gran Premio della Montagna): in questo modo si cerca di rendere la corsa più combattuta per tenere l’attenzione sempre viva.

La somma dei tempi

I tempi di arrivo, eventualmente migliorati con gli abbuoni, vengono sommati a quelli delle tappe già corse, andando a comporre la classifica generale.

Per come funziona il Giro d’Italia questi tempi definiscono chi indossa la maglia rosa.

La maglia rosa viene assegnata a ogni tappa (e c’è anche un piccolo premio in denaro per chi la veste).

Al termine delle 21 tappe chi ha il tempo migliore vince la maglia rosa, quindi il Giro d’Italia (e il premio in denaro che ne consegue, molto più consistente).

Storia della classifica del Giro d’Italia

Non è così da sempre: nei primi anni della sua Storia, il Giro d’Italia funzionava diversamente.

In base al piazzamento di ogni tappa si stilava una classifica attribuendo dei punti (un po’ come succede nella Formula 1 o nel motomondiale). Chi faceva più punti vestiva la maglia rosa.

La classifica del Giro d’Italia basata sui tempi di percorrenza è stata introdotta nel 1914.

Un retaggio del sistema a punti basato sui piazzamenti si conserva nella classifica della maglia ciclamino.

Ciclismo su pista, quali sono le specialità – alle Olimpiadi e oltre?

Più o meno tutti conoscono il ciclismo su strada, con i suoi Grandi Giri, le corse in linea e le gare a cronometro. Meno celebrato è il ciclismo su pista, sebbene esso abbia vissuto un momento di grande popolarità intorno alla metà del secolo scorso.

Oggi la pista torna ciclicamente alla ribalta negli anni delle Olimpiadi, quando diverse gare assegnano delle medaglie pregiate regalando alla disciplina il wahroliano “quarto d’ora di celebrità”.

Il ciclismo su pista, però, non è soltanto il momento olimpico (espressione del suo culmine): dietro, e prima, c’è tutta una stagione, con delle gare, un calendario, dei premi, degli specialisti..

Cosa sono le Sei giorni?

A questo palinsesto strutturato si affiancano di tanto in tanto le cosiddette “sei giorni”, kermesse di ciclismo su pista che durano – appunto – all’incirca una settimana e vedono la partecipazione anche di qualche campione della strada in una (quasi) settimana di gare a coppie molto spettacolari, che in genere si svolgono di sera per permettere al pubblico di assistere.

Anche le sei giorni, che fino agli anni ’90 hanno avuto un loro pubblico, progressivamente si sono “sgonfiate” quando hanno perso la finestra televisiva che gli veniva dedicata: oggi le si conta sulle dita di una mano.

Ciclismo su pista in Italia e nel mondo

Tutto questo è valido in Italia, ma bisogna sapere che ci sono alcune “isole felici” dove il ciclismo su pista ha ancora un appeal (più o meno forte) e – non a caso – un numero e una qualità dei praticanti davvero notevoli: pensiamo per esempio al Belgio e ai Paesi Bassi, alla Francia, alla Gran Bretagna – e ai suoi figliocci, Australia e Nuova Zelanda – alla Germania. In Giappone, invece, va forte soprattutto il keirin – che cos’è lo vedremo poco più avanti 😉

Dove si corre il ciclismo su pista?

Il ciclismo su pista si corre nei velodromi, strutture ovali con due rettilinei paralleli uniti da due curve a 180 gradi; queste sono inclinate verso l’interno della pista, in modo da equilibrare la forza centrifuga che si genera quando vengono percorse a grande velocità.

Quanto è lunga la pista nel ciclismo?

Il regolamento UCI (Unione Ciclistica Internazionale) impone per le piste che ospitano le Olimpiadi e i Mondiali una lunghezza standard complessiva di 250 metri.

Lo stesso regolamento indica che la lunghezza di una pista di ciclismo può variare tra 133 e 500 metri purché un numero intero di giri o mezzi giri dia 1 km. In genere, quindi, misurano – oltre ai 250 metri già indicati – 333,33 metri, oppure 400 o 500 metri.

Come è fatto il velodromo?

Attorno a questa pista – in genere di parquet di legno nei velodromi al coperto e di cemento nelle strutture en-plein-air – si sviluppano le tribune per gli spettatori;

al centro dell’ovale invece ci sono gli ambienti “tecnici”, con i piccoli box dove i pistard che aspettano che arrivi il loro momento si vestono, si scaldano sui rulli, parlano con i tecnici, si rifocillano, fanno defaticamento e riposano.

Le discipline del ciclismo su pista

Se su strada la varietà di gare è relativa (come abbiamo visto in apertura: corse a tappe, in linea e cronometro), il ciclismo in pista propone invece numerose discipline, anche molto diverse tra loro.

Non tutte sono riconosciute come olimpiche: a Tokyo 2020, per fare un esempio vicino a noi, si disputano “solo”

  • inseguimento a squadre (M e F)
  • velocità a squadre (M e F)
  • velocità individuale (M e F)
  • keirin (M e F)
  • omnium (M e F)
  • americana o madison (M e F)

Il calendario delle gare è disponibile sul sito ufficiale delle Olimpiadi, si corre tra il 2 e l’8 agosto 2021

Andiamo a spiegare come funzionano con qualche parola in più:

Velocità

La gara di velocità del ciclismo su pista alle Olimpiadi si svolge in 2 fasi:

  • un torneo di qualificazione sui 200 metri lanciati, dove ciascun atleta corre da solo e viene stilata una classifica sulla base dei tempi migliori. Prima dei 200 metri cronometrati il ciclista ha 3 giri di “riscaldamento” – e soprattutto lancio – a disposizione per arrivare a fare la gara nelle migliori condizioni
  • una serie di sfide 1 vs. 1 a eliminazione diretta dove chi ha il miglior tempo affronta quello con il peggior crono d’ingresso (e così via). Si parte affiancati. Chi ha il tempo di qualifica peggiore scatta dalla parte bassa della pista e deve iniziare la gara davanti, offrendo la scia al rivale. Dalle semifinali si corre al meglio delle 3 sfide, quindi è necessario fare 2 punti per vincere.

Velocità a squadre

Anche se il nome è simile, la velocità a squadre è una disciplina piuttosto diversa rispetto alla velocità individuale.

Ogni squadra, infatti, è composta da 3 atleti:

  • chi parte più dall’interno fa un giro solo, in testa al trenino,
  • quello che scatta da metà fa 2 giri, uno stando a ruota e uno tirando,
  • l’atleta che parte dall’alto ha due giri di lancio in cui stare coperto, poi nel terzo va a finalizzare realizzando il tempo di tutta la squadra – che viene calcolato al passaggio sul traguardo del 3° giro.

Keirin

6 giri di pista: 3 dietro la moto, che offrendo la sua scia permette ai ciclisti di lanciarsi, 3 senza la “safety bike” davanti. Vince chi arriva primo.

Inseguimento a squadre

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, l’inseguimento olimpico non è un inseguimento vero e proprio in quanto ogni quartetto di atleti, partendo da fermo, inizialmente gareggia solo contro il tempo e non contro un’altra squadra da raggiungere.

La gara dura 4 km, quindi 16 giri alle Olimpiadi. I corridori si possono dare il cambio in testa: l’operazione in genere viene fatta in curva, in modo che con la discesa il ciclista che ha appena finito di lavorare possa prendere fiato e rilanciarsi all’inseguimento del trenino dei compagni.

Quando tutte le squadre hanno fatto segnare un tempo di qualificazione, le prime quattro si affrontano 1 vs. 4 e 2 vs. 3 e chi vince va a giocarsi le medaglie che contano: oro e argento.

AGGIORNAMENTO (ci scusiamo per l’errore precedente)

Anche le altre 4 formazioni si sfidano: 5 vs. 8 e 6 vs. 7.

Tutti e 6 i tempi degli altri quartetti (quelli che nella 1° eliminatoria si sono classificati dal 5° all’8° posto e i due sconfitti delle semifinali) compongono una nuova classifica.

A questo punto la squadra che ha ottenuto il 3° tempo sfida quella che ha fatto segnare il 4° per il bronzo, la 5° corre contro la 6° e la 7° affronta l’8° per stilare la classifica definitiva.

Qui la competizione diventa un vero inseguimento, in quanto i due quartetti partono ai lati opposti della pista (sempre da fermi) e oltre alla regola dei 4 km, e di chi li copre per primo, tecnicamente c’è la possibilità che una squadra raggiunga l’altra prima della conclusione e si aggiudichi così la prova (anche se il livello è così alto che difficilmente accade).

Il tempo di squadra si calcola sul passaggio del terzo elemento, quindi non è indispensabile che arrivino tutti i membri del team.

AGGIORNAMENTO

Come abbiamo imparato seguendo l’Australia nelle prime eliminatorie, poi, se si verifica una caduta entro la prima metà di gara (2 km) la squadra può chiedere di annullare la prova e correrla di nuovo in un secondo momento.

Omnium

L’omnium olimpico comprende 4 prove:

  1. Scratch: è una gara assimilabile a una corsa in linea, visto che in gruppo si coprono per gli uomini 40 giri (10 km), per le donne 30 (7,5 km); alla fine si fa una volata generale che assegna punti in base al piazzamento
  2. Tempo race: per gli uomini 40 giri (10 km) e per le donne 30 (7,5 km); dal 4° giro, a ogni giro, chi passa per primo guadagna 1 punto, chi guadagna un giro ne accumula 20 e chi viene doppiato ne perde 20.
  3. Eliminazione: in gruppo, a ogni giro chi transita per ultimo sul traguardo con la ruota posteriore viene eliminato. La gara si decide in un duello finale
  4. Corsa a punti: è l’ultima gara di questo ciclo e si parte con i punteggi accumulati fino a quel momento. La gara dura 100 giri per gli uomini (25 km) e 80 giri (20 km) per le donne. Ogni 10 giri si fa uno sprint che assegna 5 punti al 1°, 3 al 2°, 2 al 3° e 1 al 4°, mentre lo sprint finale vale punti doppi. Anche in questo caso riuscire a guadagnare un giro vale 20 punti ed essere doppiato costa 20 punti di penalità.

Madison (o Americana)

L’americana è una gara assimilabile alla corsa a punti dell’omnium, con la differenza che si corre in 2 a staffetta.

Gli uomini coprono 160 giri (40 km), le donne 120 (30 km).

Ogni 10 giri si fa uno sprint che assegna 5 punti al 1°, 3 al 2°, 2 al 3° e 1 al 4°, mentre lo sprint finale vale punti doppi. Riuscire a guadagnare un giro vale 20 punti ed essere doppiato costa 20 punti di penalitàma dove l’avevamo già vista questa? 😀

La coppia può dividersi lo sforzo come ritiene più opportuno, l’importante è che chi gareggia stia in gruppo all’interno della pista mentre il compagno può riprendere fiato andando in alto, all’esterno.

Quello che è scritto sopra viene descritto con dettagli tattici e simpatia dai ragazzi di GCN Italia, sempre ottimi con i loro video: condivido qua sotto quello dedicato alle discipline olimpiche del ciclismo su pista.

due ruote, una passione